GRAVIDA DI TUTTE LE STAGIONI
[PREGNANT WITH ALL THE SEASONS] (2023-24)
Through the relationship between a female body and the agricultural landscape, the project tells a story of care and coexistence that is far removed from logics of domination.
Ho una cugina che si chiama come me e ha la mia stessa età. Una quarantenne che da oltre vent’anni fa la contadina e lavora la sua terra in Toscana, non troppo distante da affollati percorsi turistici. Io vivo lontano e la vedo raramente. Il suo quotidiano a contatto con gli elementi naturali in maniera diretta, concreta e al tempo stesso poetica, mi affascina profondamente. Ammiro il suo sapere e, in qualche modo, quella vita così diversa dalla mia di fotografa che vive in una grande città. Ho iniziato a farle visita tornando in Toscana, con il pretesto di fotografare. Ho continuato a tornare in ogni stagione, anno dopo anno. Ne è nata una serie fotografica che si avvicina a lei e al suo mondo.
Le immagini esplorano una femminilità che mette in discussione aspettative e idee standardizzate a proposito del corpo femminile e del suo ruolo nei cicli di vita e nutrimento, mentre mettono in scena un’immaginario del cibo che si allontana da quello più comune e artefatto.
Il lavoro si sviluppa attraverso diverse dimensioni del tempo.
Il tempo dell’agricoltura, che segue il ritmo delle stagioni, della nascita e della morte, dello scambio continuo tra viventi e non viventi. Ritorna, ciclico, ma si modifica con le storie degli esseri umani, delle tecniche e degli ecosistemi, e oggi con il cambiamento climatico.
Un tempo che porta sempre in sé, letteralmente, i frutti della stagione precedente e i semi di quella successiva.
È un tempo di duro lavoro e fatica, attesa e osservazione; almeno così lo vive Francesca. Coltiva la sua terra da sola, con attenzione alla biodiversità e a una produzione ecologicamente sostenibile. Cerca un equilibrio all’interno dei cicli produttivi, relazionandosi alla terra e agli altri esseri con un profondo senso di meraviglia.
È anche un tempo fatto di ripetizioni, di gesti che diventano una performance del corpo nello spazio, una danza silenziosa tra ortaggi, terra, acqua e cielo. I cicli che si svolgono nel campo incontrano la presenza di un corpo femminile che interagisce con essi, li nutre e ne viene nutrito. Attraverso la relazione tra il suo corpo di donna e il paesaggio agricolo, il progetto racconta infatti una storia di cura e coesistenza, lontana da logiche di dominio.
Ho trascorso tempo nel campo con Francesca: seguendola, osservando, ascoltando suoni e silenzi, cercando segni nel terreno, nel cielo, nelle foglie, nei movimenti degli insetti. In quel tempo condiviso ho imparato qualcosa in più sul tempo stesso, sulla femminilità, sulla vicinanza e sulla natura.
Francesca Pachetti è anche una madre – ha cresciuto da sola il figlio dopo la morte del marito – e una scrittrice, un altro modo attraverso cui prende forma il suo rapporto con la terra. Attraverso il suo blog “La Raccontadina” e i suoi libri, parla di consapevolezza ecologica e di stili di vita sostenibili, opponendosi alla logica consumistica ed estrattiva della società contemporanea. Il titolo di questo progetto è tratto da uno dei suoi testi.



















